Regolamento per la salvaguardia paesistica dell'alpe Caldenno

 (Berbenno, Sondrio)

 

In questi ultimi anni la legislazione regionale ha modificato radicalmente la propria impostazione in materia di tutela ambientale e di pianificazione territoriale. Questo mutamento di prospettiva è ben chiarito in un documento pubblicato sul B.U.R.L. n. 269 del 21 novembre 1996, con il titolo: "Un nuovo governo del territorio per lo sviluppo sostenibile" e si è concretizzato in due leggi di recente approvazione, la n. 18 del 1997 (in tema di subdelega di competenza per quanto attiene l’applicazione delle leggi nazionali 1497/39 e 431/85) e la n. 23 dello stesso anno (in tema di approvazione di varianti di P.R.G.).

La parte bassa dell'alpeggio di Caldenno (foto D.Benetti ©)

Queste profonde trasformazioni evidenziano il tentativo di "innovare profondamente il processo tramite il quale si intende orientare lo sviluppo del territorio lombardo: la scelta di discostarsi nettamente dai metodi di pianificazione territoriale che hanno caratterizzato la produzione legislativa degli anni ‘70... superando l’impostazione centralista che la caratterizzava."

In particolare la L.R. n. 18 del ‘97 ha ridato importanza decisionale ai comuni e alle comunità locali dando vita ad "una delle più complesse operazioni di decentramento mai poste in essere nel corso dell’attività della Regione Lombardia." In effetti fino ad ora quasi tutte le pratiche soggette a vincolo ambientale (ai sensi della L.N. 1497/1939 e ai sensi della legge 431/1985) erano destinate all’esame degli uffici regionali. Un volume enorme di lavoro da svolgere con personale insufficiente e spesso non preparato tecnicamente, senza una normativa chiara di riferimento e quindi con largo spazio a soggettivismi e a contraddizioni palesi nel giudizio degli elaborati.

In data 17 ottobre il bollettino ufficiale della Regione Lombardia ha pubblicato i "Criteri per l’esercizio delle funzioni amministrative" legati alla legge rendendo così possibile la piena attuazione della legge che entrerà comunque in pieno vigore a partire dal 28 giugno 1998.

Alla Regione resteranno di competenza solo i seguenti interventi:

a) Opere di competenza statale.

b) Opere di competenza regionale.

c) Impianti di smaltimento rifiuti.

d) Interventi riguardanti l’attività mineraria.

e) Provvedimenti cautelari (previsti dall’art. 8 della L.N. 1497/39).

La Legge 18/97 regola anche gli interventi in materia forestale e quelli relativi alle cave. I primi saranno di competenza degli enti parco o delle Comunità Montane, i secondi della Provincia. Il termine del procedimento autorizzativo è, comunque di 60 giorni, e tale termine può essere sospeso solo per l’integrazione di documentazione mancante.

Un’altra importante innovazione è data dall’integrazione nella commissione edilizia di un esperto ambientale oltre a quello già presente; per gli esperti ambientali sono previsti appositi corsi di formazione che verranno organizzati dalla regione a partire dalla primavera del 1998.

La legge 18/97 sollecita le amministrazioni comunali ad una maggiore responsabilità nei confronti del paesaggio e dell’ambiente, si traduce anche nella necessità di adeguati studi sulla situazione esistente, sulla maggiore completezza richiesta negli elaborati progettuali e in un iter nell’esame delle pratiche che porterà inevitabilmente a maggiori oneri: gli esperti ambientali dovranno infatti, d’ora in poi, fornire una relazione scritta con le valutazioni per ogni pratica secondo la seguente procedura:

1) Effettuare la lettura e interpretare il contesto (è quindi necessario un sopralluogo).

2) Indicare gli elementi di vulnerabilità e di rischio.

3) Valutare le trasformazioni conseguenti alla realizzazione del progetto e quindi la compatibilità paesistica facendo riferimento ai criteri e alle schede allegate.

Anche i professionisti incaricati della presentazione dei progetti dovranno adeguarsi ad una maggiore completezza nella presentazione delle pratiche: anche nel caso di semplici manutenzioni, di restauri e di risanamenti conservativi sono ora richieste, oltre ai consueti elaborati: la documentazione fotografica, il rilievo dello stato di fatto, le ricerche storiche, i particolari architettonici e l’indicazione dei materiali.

Veduta di insieme della parte alta dell'alpeggio di Caldenno (Foto D.Benetti ©)

Inoltre la necessità di presentare annualmente, da parte delle amministrazioni comunali, una accurata relazione sullo "stato del paesaggio" porta inevitabilmente ad "avviare una rigorosa e divulgata ricognizione del patrimonio paesistico tutelato come riferimento obbiettivo per una partecipata e trasparente attività amministrativa."

I beni paesistici dovranno essere inquadrati all’interno di una serie di scenari predefiniti da un ampio numero di schede che definisce le principali tipologie sia degli elementi geomorfologici e naturalistici, sia degli elementi costitutivi del settore antropico. Queste schede indicano le cosiddette "categorie compatibili di trasformazione", una vera e propria normativa tipologica che lascia ben poco ad intepretazioni soggettive. Chi dunque malamente pensasse che la sub-delega comporti la possibilità di operare senza preoccupazioni di sorta per le conseguenze sull’ambiente è qui clamorosamente smentito. Le schede infatti sono il vaglio -finalmente oggettivo per tutti- attraverso cui gli esperti ambientali sono costretti a passare e presentano indicazioni molto più rigorose di quanto la Regione stessa non abbia fatto finora direttamente: prendiamo il caso degli edifici con sistema costruttivo in legno (vedansi tutte le baite di Livigno, della Valfurva, della Val di Rezzalo o della Val S.Giacomo). Per questo tipo di costruzione tradizionale le schede allegate ai criteri della legge 18/97 prevedono un "Restauro rigoroso degli edifici esistenti, specialmente in ambito alpino", una indicazione molto chiara e difficilmente disattendibile.

Una tipica baita dell'alpeggio (foto D.Benetti©)

In questo quadro normativo il Consorzio di Pra’ Isio e Caldenno, proprietario di una ampia zona della montagna del comune di Berbenno, intende attivarsi per promuovere un regolamento interno per la salvaguardia delle dimore rurali in pietra presenti sulla proprietà del Consorzio. Il Consorzio infatti è proprietario di diverse centinaia di ettari di terreno in quota, prevalentemente a pascolo e bosco, utilizzato nel periodo estivo per la monticazione del bestiame da latte. In passato ogni famiglia della comunità residente a Berbenno e a Polaggia risaliva il versante fino all’alpe Caldenno. Per questo motivo l’alpeggio, che ora è utilizzato dai pastori solo parzialmente con degli edifici appositi adibiti a stalla e alla lavorazine del latte, era formato da molti edifici -con la stessa tipologia con muratura in pietrame quasi a secco e con la linea colmale prevalentemente ortogonale alle linee di livello del terreno- che venivano a costituire un vero e proprio villaggio in quota. L’alpeggio produceva e produce formaggio semigrasso e la cosa è testimoniata dalla presenza di numerosi caselli situati vicino al corso d’acqua, che venivano utilizzati per depositare il latte nelle conche, al fresco, in modo che affiorasse la panna necessaria per la produzione del burro.

Al centro dell’alpeggio è situata la piccola chiesa di S.Margherita, all’interno della quale sono ancora oggi visibili degli affreschi cinquecenteschi che documentano l’antichità dello sfruttamento economico di questo territorio.

Sia l’alpeggio che la chiesa sono stati censiti nelle schede di rilevamento della Comunità Montana Valtellina di Sondrio, nel "progetto cultura", che ha censito i principali beni culturali del mandamento meritevoli di conservazione e valorizzazione.

 

I maggenghi a mezza costa, prevalentemente di proprietà privata, sono stati quasi completamente ristrutturati ad uso turistico, come seconde case e, nella maggior parte dei casi gli edifici hanno subito profonde ristrutturazioni che hanno portato ad organismi edilizi completamente differenti da quelli originari.

 

L’alpe Caldenno, invece, grazie al particolare tipo di gestione consortile che lo contraddistingue, ha mantenuto le caratteristiche architettoniche originarie. Gli edifici si inseriscono ancora perfettamente nell’ambiente circostante grazie al permanere dei rapporti compositivi e delle proporzioni tradizionali e alla permanenza dei materiali locali.

Gli edifici hanno tutti approssimativamente la medesima tipologia e le medesime dimensioni. Al piano seminterrato originariamente era ubicata la stalla, con la porta sull’unico lato libero verso valle. Oggi l’utilizzo di questo vano è prevalentemente a deposito o ripostiglio accessorio del piano primo destinato ad abitazione. Al piano rialzato le camere sono raggiungibili tramite una scala esterna in pietra posta sulla facciata.

Una delle tavole con le prescizioni costruttive per gli interventi sulle baite (D.Benetti ©)

Attualmente la proprietà del terreno è del Consorzio, mentre la proprietà degli edifici è dei privati: questo dà al Consorzio una funzione di supervisione autorizzativa sugli interventi edilizi, che devono rispettare il bene collettivo e la possibilità che esso si trasmetta integro alle future generazioni. Il regolamento prescrive norme precise di intervento, in modo che le eventuali sistemazioni rispettino, in modo adeguato, l'ambiente.

 






[Progetti] [Quaderni Valtellinesi] [Links Consigliati] [L'Umana Dimora]
 [Pubblicazioni sulla Montagna]