Tomba di famiglia, Poschiavo (Svizzera)

In un cimitero di montagna, nella luce radente dell’autunno, con i colori intensi delle piante alpine, due persone si ricongiungono nella tomba di famiglia, grazie alla fede e all’amore filiale.

Un tema semplice e ricorrente, ma non per questo meno impegnativo e ricco di significati.

Concretamente e simbolicamente un monumento offre l’occasione per fare memoria del senso della vita, di ciò che ha improntato -nella quotidianità- tante giornate qualsiasi, nella storia di un matrimonio.

Due lame di chiaro e durissimo San Fedelino della Valchiavenna, sorgono dalla terra: due netti volumi che si stagliano tra terra e cielo. Esse sono unite da una croce che le sovralza e le unisce e che sorge nel profondo della materia -simbolicamente più scura e informe (il granito dorato della Val Malenco). La croce fuoriesce dalla pietra come sostanza e fine ultimo delle cose. Nel retro della lapide ciò è sottolineato dalla gradinatura della pietra: lo spirito e la carne uniti e tesi verso l’alto (realtà uranica - celeste e realtà ctonia - sotterranea). L’unità non è fusione delle identità, ma riconoscimento di Cristo come persona presente: "Omnia in omnibus" (tutto in tutti). Così come la pregnanza simbolica dei materiali non dimentica i particolari e i caratteri più specifici: questo il senso della nicchia per proteggere la scultura in resina della Vergine che richiama la personalità della sposa.

La bicromia dei materiali, l’inclinazione delle lame in San Fedelino, il trattamento della pietra con bocciardatura, il piccolo spazio antistante la lapide con pavimentazione in ciottoli a lisca di pesce, sono tutti particolari costruttivi che richiamano la storia del cristianesimo nelle Alpi, soprattutto l’influsso dei "magistri comacini", dell’architettura romanica che ha raggiunto con il linguaggio delle cose ogni angolo delle montagne e che ancora resta a testimonianza di questo itinerario in ogni piccolo borgo.

Come si comunica Cristo, quale strada può seguire oggi per farsi conoscere, per cercare di raggiungerci? La stessa strada che ha seguito per attirare a sè Valentino e Letizia: il volto di un’altra persona, in cui traspare, improvvisamente, una intuizione di eternità, che muove una curiosità per il "presentimento del vero".

Senza questo mistero ineffabile non potremmo che rassegnarci ad una greve esistenza che si chiude su se stessa, come un "buco nero" di disperazione.

Proprio perché "ineffabile" questo mistero può solo essere intuito, non abbiamo gli strumenti per comunicarlo e anche questa piccola opera architettonica è compresa in questo limite. Possiamo solo, con umiltà, cercare dei simboli, dei segni, che ci rendano e rendano agli altri, più facile "il labirinto" del nostro cammino terreno.

 






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