Piano di recupero della contrada Bianchi - Torre Santa Maria (So)

 

La frazione Bianchi vista dal versante opposto della Valmalenco (foto D. Benetti ©)

Il nucleo abitato di Bianchi è posto sulla destra orografica della Val Malenco a quota 832 m.s.l.m. Il villaggio è certamente di antiche origini ed è legato allo sfruttamento delle risorse agricole (campi terrazzati) del versante vallivo: in un recente censimento dei beni territoriali, svolto dalla Comunità Montana Valtellina di Sondrio, l'insediamento di Bianchi è segnalato tra quelli di particolare interesse etnografico e così descritto:

"La contrada Bianchi e le contrade Musci e Pizzi occupano i margini di quello che un tempo era l'abitato più importante di Torre, Bondoledo, che si estendeva dove ora sorge la chiesa di S.Giuseppe. Il paese, che dava il nome ad una Quadra, fu sepolto da una frana verso la fine del secolo XV o nella prima metà del XVI (E.Pavesi - Valmalenco, pagg., 94-97)

Mentre Musci ...e Pizzi presentano oggi numerosi rifacimenti, peraltro ben inseriti nell'ambiente, che li rendono ancora abitabili, ai Bianchi si sono conservate le originarie strutture, perlopiù disabitate, pericolanti ed anche in parte crollate.

L'attuale stato di degrado non sminuisce il valore culturale di questo antico insediamento, ricco di particolari estremamente interessanti.

Al centro dell'abitato si perviene attraverso un edificio con portico voltato, poggiato su un grosso masso, che sovrasta una piccola corte coperta secondo una tipologia corrente in valle. La caratteristica piazza centrale è occupata da un sasso circolare sulla cui superficie sono visibili 23 coppelle e risalente, secondo alcuni autori, all'età del bronzo, da una semplice cappelletta addossata ad un fienile e sotto il tetto dello stesso, un bellissimo Crocifisso ligneo probabilmente secentesco (detto Signür di Bianch). Inoltre, appena superata la piazza, è visibile sulla sinistra un affresco datato 1483 (tra i più antichi rinvenuti in Val Malenco). Esso raffigura una Madonna in trono con il Bambino."

Affresco datato 1483 in contrada Bianchi (foto D.Benetti  ©)

L'insediamento è costituito da un nucleo molto compatto di edifici di dimensioni prevalentemente modeste (come avviene anche nelle vicine contrade del comune di Spriana) che vengono a comporre un singolare nucleo, in cui convivono le destinazioni residenziali e quelle rurali e in cui prevale nettamente l'uso della pietra con rabbocchi di malta di calce come materiale costruttivo.

Da notare come l'analisi delle destinazioni d'uso degli edifici mette in evidenza la netta distinzione tra il nucleo più antico della contrada, dove erano accomunate le destinazioni rurali e quelle residenziali, e una parte più recente dove le due destinazioni trovano collocazione in edifici nettamente separati.

Il piano di recupero ha permesso un'analisi approfondita dell'insediamento nella sua morfologia complessiva e nelle singole tipologie, con una schedatura informatizzata di ogni edificio.

Sezioni in vari punti evidenziano i prospetti più significativi

Tre sono i materiali usati principalmente in tutte le costruzioni: la pietra, il legno, e la malta. Essendo la Valmalenco ricca di scisti, in particolar modo di ardesia, la pietra era impiegata in tutte le sue possibili funzioni: conci per la muratura, mensole per sorreggere i ballatoi, architravi, gradini; e grazie alla facilità con cui questa roccia può essere spaccata secondo i piani della scistosità per ottenere lastre (piode), il suo impiego si estendeva anche alle coperture e alle pavimentazioni. Il legno è usato, ed è più diffuso che nelle vicine contrade di Spriana. Questo materiale è utlilizzato in funzione di trave portante (solai, aperture, coperture) e ancora nei tramezzi, nelle pavimentazioni e nei serramenti, nella realizzazione di chiavi nella muratura e come struttura portante delle scale. Si ritrova qualche traccia anche di muratura a struttura intelaiata tipo "fachwerk". A volte alcune travi di legno vengono inserite nella muratura, probabilmente per rendere più stabili i corsi di pietra. Nei fienili e nei sottotetti le travi di legno accostate una sopra l'altra, hanno la funzione di costituire una parete non sigillata per permettere l'aerazione del locale. Il legno pi∙ usato è quello di castagno, essendo le conifere diffuse solo ad altitudini più elevate. Il castagno è comunque un legno resistentissimo e facilmente reperibile. Il terzo materiale usato strutturalmente per le costruzioni è la malta prodotta localmente nei forni, chiamati "calchere", ma la qualità dei risultati ottenuti è piuttosto scadente e spesso era preferibile lasciare che le pietre appoggiassero le une sulle altre ed usare la malta solo come sigillatura.

A causa dell'abbandono progressivo e inarrestabile della popolazione nel secondo dopoguerra, sono rapidamente peggiorate le condizioni statiche della maggior parte degli edifici, al punto che parte del centro storico è oggi in condizioni di pericolo statico o addirittura è già semi-diroccato.

In base alle rilevazioni svolte per la redazione del Piano di Recupero è stato individuato, nel centro storico, solo 1 alloggio abitato in modo permanente. Altri edifici, ristrutturati parzialmente, sono insediati, solo stagionalmente.

La perdita di significato dei vecchi percorsi o di specifici legami territoriali, ad esempio il rapporto fondovalle, maggenghi, alpeggi, la creazione di nuova viabilità alternativa, hanno ulteriormente contribuito ad accentuare l'abbandono.

L'obbiettivo della riqualificazione architettonica già espresso dal P.R.G. viene perseguito attraverso la gradualità estremamente dettagliata degli interventi edilizi, l'indicazione di precise metodologie d'intervento, la specifica previsione di materiali da utilizzare.

Essa è anche sottolineata da una attenta scelta di funzioni compatibili con le tipologie ed i caratteri degli edifici.

Anche dove non è evidente il valore architettonico originario si è preferito privilegiare comunque la conservazione.

Trasformazioni considerevoli sono raramente previste e solo nel caso in cui possano migliorare il carattere dei manufatti.

Inoltre la particolarità della tipologia, l'accentuata frammentazione della proprietà, particolari modelli di sviluppo, hanno contribuito a fare preferire la costruzione ex novo rispetto al recupero del patrimonio edilizio esistente. Da ciò è derivata la perdita di centralità, l'abbandono, l'obsolescenza dei vecchi nuclei nel loro complesso.

Obbiettivi del piano

I principali obiettivi del P.R. sono quelli di proporre una logica di recupero e di sviluppo urbanistico dell'insediamento umano, ricucendo la frattura esistente fra nuovi interventi e vecchio nucleo e favorendo la nascita tra di essi di un rapporto di complementarietà.

Se nelle nuove zone urbane troviamo oramai tutte le attrezzature pubbliche, cresciute assieme alla nuova edificazione vedi scuole, asili ecc. è anche vero che le radici culturali sono rimaste legate ai borghi antichi, che, per ragioni storiche, dal momento del loro abbandono fino ad oggi, sono stati a torto dimenticati.

Sarà questa riscoperta a rivitalizzare i borghi antichi e a riqualificare il nuovo tessuto urbano.

La totalità degli interventi previsti potranno essere attuati tramite semplice autorizzazione o concessione singola.

Il piano vuole ricreare le condizioni affinché il vecchio nucleo di Bianchi sia valorizzato sia come trama insediativa residenziale, sia negli spazi di interesse pubblico. Particolare attenzione viene inoltre data alla riqualificazione degli spazi all'interno dei nuclei, spazi abbandonati totalmente a causa dello spopolamento ed ora in grave stato di degrado.La fruizione residenziale è l'elemento fondamentale della strategia di piano.






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Web author: Marchesi Enrico
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